19 Settembre , 2021
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BARGE – Il Triangolo del Tango

BARGE – Il 5 giugno a Barge in Provincia di Cuneo, la rassegna “Jazz vision” ha ospitato il concerto “Il Triangolo del Tango”: un progetto iniziato a febbraio 2020 e che coinvolge la cantante Laura Conti e il pianista Francesco Bergamasco entrambi docenti presso il Conservatorio A. Vivaldi di Alessandria e il fisarmonicista Massimo Pitzianti.

Per l’associazione Liceo Musicale di Rivarolo, di cui Laura Conti è responsabile della sezione canto moderno, li ha intervistati Martina Dal Bon

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Laura Conti, vocalist di Paolo Conte con Massimo Pitzianti, fisarmonicista che da vent’anni fa parte dell’orchestra di Paolo Conte, insieme al concertista Francesco Bergamasco al pianoforte, disegnano un viaggio musicale che narra la storia del tango.

Il nuevo tango, musicalmente parlando, nasce con Astor Piazzolla intorno agli anni ’60, quando il compositore introduce strumenti fino a quel momento estranei alla tradizione del Tango Argentino. Piazzolla ne stravolge tradizione e ritmo originari e dà vita al nuevo tango. Si tratta di una nuova musica colta, arricchita da sonorità della cultura ebraica, russa e dalle cadenze tipiche della musica popolare spagnola.

Il concerto accompagna il compositore argentino da Buenos Aires e dalla scuola di Gardel fino a Parigi, città in cui studia da Nadia Boulanger: compositrice, direttrice d’orchestra e insegnante di musica francese che avrà un impatto essenziale sulla formazione di Piazzolla.

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A quest’importantissima insegnante è dedicato il progetto “Il Triangolo del Tango”, per via dell’essenziale ruolo del maestro sull’allievo: Conti, Pitzianti e Bergamasco sono peraltro insegnanti al Conservatorio “A. Vivaldi” di Alessandria.
I brani eseguiti nel concerto raccontano Buenos Aires, Parigi e la Spagna, attraverso le note di Carlos Gardel, Astor Piazzolla, Francis Poulenc e Sebastian Piana. Gli arrangiamenti sono realizzati da Massimo Pitzianti.

Per comprendere le motivazioni che hanno portato i tre abili musicisti e insegnanti ad aderire e ideare il progetto, poniamo loro qualche domanda.

Laura Conti, cantante e attrice, è diplomata in Canto Jazz presso la West London University di Londra. Viene scelta da Paolo Conte come vocalist e lavora al suo fianco incidendo 4 CD e seguendolo nei più prestigiosi teatri europei. Partendo dal jazz ha compiuto un lungo viaggio artistico che l’ha riportata a scoprire il prezioso repertorio di canti tradizionali della propria terra d’origine, il Piemonte. E’ oggi una delle più acclamate interpreti italiane di musica tradizionale.

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Laura, come nasce l’idea del concerto “Il Triangolo del Tango”?

Il concerto nasce dalla storica passione per questo genere quando, diversi anni fa, ascoltai per la prima volta Maria di Buenos Aires. Fu un vero e proprio innamoramento e mi ripromisi, non appena ce ne fossero state le circostanze, di eseguirlo dal vivo. Ci volevano le condizioni e come prima cosa i musicisti giusti, che come me avessero una provenienza classica e jazzistica e potessero reinterpretare questo repertorio. Non siamo argentini, il linguaggio è diverso, gli arrangiamenti di Pitzianti lo arricchiscono di citazioni provenienti dalla musica classica che vengono colti splendidamente da Francesco Bergamasco. In questo sta la nostra originalità, in una rilettura colta del repertorio con l’utilizzo di una vocalità tradizionale e folk, in cui la mia estrazione jazzistica è solo una eco. Il linguaggio è diverso, ma la passione è la stessa. Cantare brani di nuevo tango dà una soddisfazione fisica ed espressiva ineguagliabile. Accanto poi eseguiamo brani francesi per raccontare il viaggio che porta Astor Piazzolla a Parigi ed il suo incontro con la grande didatta Nadia Boulanger cui il nostro concerto è dedicato.

Come si pone nei confronti dell’insegnamento oggi?

Siamo tutti e tre insegnanti di Conservatorio, ecco perchè abbiamo voluto dedicare il nostro concerto a Nadia Boulanger. Se non ci fosse stata lei a dissuadere Piazzolla dall’abbandonare la sua musica tradizionale argentina, il tango appunto, oggi non avremmo questo bellissimo repertorio nato dal tango e dalla milonga tradizionali e dagli studi classici compiuti da Piazzolla sotto la guida della Boulanger.

L’insegnamento è una parte consistente della mia attività artistica, dico attività artistica perchè ritengo che un professore di Conservatorio debba porsi come un Maestro d’Arte, cioè come una persona che insegna, ma anche indirizza, consiglia e magari anche talvolta dissuade. Tutti dovrebbero potere studiare e conoscere la musica, non tutti però lo possono fare di professione. Il Conservatorio, che riconosce Lauree Triennali e Biennali, deve anche porsi di fronte a questa questione, facendosi responsabile di una preparazione che permetta gli studenti l’inserimento in un ambito professionale. Questo è quello che faccio nei miei corsi.

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Francesco Bergamasco ha conseguito a Torino i diplomi in pianoforte e composizione, nonché la laurea in Storia. Ha poi proseguito gli studi pianistici divenendo docente di pianoforte presso il Conservatorio “A. Vivaldi” di Alessandria. Collabora inoltre con l’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai di Torino.

Lei è un concertista classico che in quest’occasione ha suonato il nuevo tango. Come è stata questa esperienza? Come si è affacciato al nuovo genere musicale?

“Le confermo che sono un concertista classico come studi ed impostazione. Tuttavia i miei interessi musicali non sono mai stati confinati nell’ambito cosiddetto classico. Ho dei vaghi ricordi d’infanzia, quando verso i 4 anni d’età mi aggiravo per casa con le cuffie dei primi walkman e la musica di Paolo Conte nelle orecchie! Anche se fino ad oggi non ne avevo avuto l’occasione pratica, ho sempre avuto una playlist molto variegata, per così dire. Dal jazz al pop, dal folk alla dance. Considero l’apertura verso tutti i generi musicali una necessità per un musicista contemporaneo, oltre che un’evidente fonte d’interesse e d’ispirazione, esattamente come nella musica classica si può passare dalla solistica alla cameristica e all’orchestrale.

L’avvicinamento al tango e al progetto di Laura è avvenuto quindi con grande voglia, entusiasmo e naturalezza, già conoscevo Piazzolla e Gardel. L’intesa poi che si è creata tra noi è stata magica! Il risultato di conseguenza è stato molto positivo, e penso che anche il pubblico ne sia rimasto affascinato.

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Massimo Pitzianti è polistrumentista, compositore, arrangiatore, didatta. Ha intrapreso giovane lo studio della fisarmonica e più tardi del clarinetto e del bandoneon.

Si è diplomato in Musica corale e direzione di coro e in Composizione al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino. Si è esibito nei più prestigiosi festival di musica classica e contemporanea, sia come strumentista che come arrangiatore. Ha pubblicato numerosi CD a suo nome con programmi di musica contemporanea, rielaborazioni classiche e proprie composizioni.

Pitzianti è l’arrangiatore dei brani presenti all’interno del concerto “Il Triangolo del Tango”.

Lei è diplomato in fisarmonica, composizione, musica corale. Qual è stato il suo approccio per la composizione degli arrangiamenti?

Sappiamo che i suoi brani sono colmi di citazioni, chi l’ha maggiormente ispirata per questo lavoro?

Ho conseguito diplomi accademici da lei elencati,  più alcuni corsi del biennio specialistico. Per ciò che riguarda composizione, dopo gli studi accademici, ho intrapreso degli studi specifici sulle tecniche e sull’armonia del Novecento con Alberto Colla.

Il metodo di lavoro che utilizzo per gli arrangiamenti parte dal principio estetico  della ri-lettura o ri-scrittura. Intesa come tecnica di ri-composizione dei materiali costitutivi il brano.

Per ciò che riguarda le citazioni , esse si manifestano per un gioco di rimandi e richiami della memoria .Quando ritengo che la citazione  può avere pertinenza nel brano che sto “arrangiando” , la fermo e la inserisco o nella sua forma  originale ,  oppure la rielaboro in tutta o in parte,  con mutazioni e paludamenti. La citazione è anche un omaggio cordiale  al compositore che ha creato l’idea musicale. Ma ripeto, è per me  un processo involontario di connessioni tra le memorie che si manifesta  nell’atto della scrittura.

Il suo rapporto con Piazzolla deve essere molto stretto dato che il suo strumento, insieme alla fisarmonica, è proprio il bandoneon.

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Astor Piazzolla è stato un compositore importante nel secolo scorso. Non solo mi ha affascinato l’utilizzo particolare del bandoneon, ma mi ha colpito il suo stile così ricco di melos di ritmo e di profumi armonici euro-esotici. Partire da una musica di matrice popolare, già di per se frutto di contaminazioni di tutte quelle culture che si sono incontrate e convivevano  a Buenos Aires in quell’epoca, ed arricchirla con elementi della musica colta occidentale, J.S.Bach, per dirigersi in linea retta a  Strawinsky, Ravel, Bartok, ed il jazz del secondo dopoguerra. Un’ operazione artistica condotta da una mano salda  e cosciente, non dimentichiamo che Astor Pantaleon Piazzolla di origini italiane, studiò musica e pianoforte  con Bela Wilda  a New York, composizione con  Alberto Ginastera a Buenos Aires e  Nadia Boulanger a Parigi. Negli anni ‘80 e ‘90 del secolo appena passato, ho ascoltato, analizzato e suonato molta sua musica composta in epoche diverse.

Ma quando dopo la sua morte,  iniziò a diffondersi  un epigonismo troppo radicale ed a volte un po’ superficiale, (come è avvenuto nel tango tradizionale) ne ho preso le debite distanze. Il manierismo non solo tende sempre ad involvere gli stili e le esecuzioni, ma li cristallizza e li priva di qualsiasi spinta verso il naturale rinnovamento.

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Questo clima oggi forse un poco attenuato, comunque, non mi impedisce di eseguire oggi  la sua musica con un atteggiamento ed un approccio critico e personale.

Le musiche, gli stili, le prassi esecutive cambiano e mutano nel tempo; e questo vale anche per la musica colta occidentale.

Il concetto adorniano di purezza e impurità, si è sfaldato ben presto, e lui stesso se ne accorse quando la spinta eversiva del modernismo del secondo novecento, stava esaurendosi con l’avvento del post-moderno. La musica in generale  si è sviluppata e si è caricata di nuove energie, sempre incontrandosi e fondendosi con altre musiche. Fondersi con culture diverse  senza con-fondersi.

Il concetto di purezza non ha mai trovato dimora nella musica. E poi la musica è nella vita  e …nella vita non vi è mai staticità ma sempre movimento.

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